Contatti

Per contattarmi puoi scrivermi al seguente indirizzo mail:
alessio.sebastio@gmail.com

Puoi trovarmi anche su skype con il seguente nickname:
alessiojazz

2 Risposte a “Contatti”

  1. Lucio Pentrella Dice:

    Ciao Alessio, ti segnalo qualcosina su argomenti di cui abbiamo parlato a lezione.
    Innanzitutto ti dettaglio l’informazione sulle opere di Scott Joplin. Prima di Treemonisha (datata 1911) pare abbia scritto un’altra opera intitolata A Guest Of Honor, che risale al 1903. Oltre a Polillo, l’altra fonte che fornisce il dato è il libro di Ernesto Assante e Gino Castaldo “Blues, jazz, rock, pop. Il novecento americano”, Einaudi 2004. Questo testo però contraddice Polillo su un altra notizia: quella della prima incisione di jazz, che attribuisce sempre alla band di Nick La Rocca, ma che individua in Tiger Rag e non in Livery Stable Blues. Mah… Non so tu, ma io qui darei forse più credito a Polillo, che comunque a livello di informazioni penso che in campo jazzistico sia più informato e competente di Assante e Castaldo. Che ne pensi? Tra l’altro su un altro fronte – quello di Schuller – non mi sembra ci siano dati più precisi (se non sbaglio nella sua opera riferisce solo che nel 1917 la Original Dixieland Jazz Band ha inciso i primi dischi di jazz, e tra l’altro mi pare che non faccia neppure il nome di La Rocca). Poi sempre sul libro di Polillo ho trovato un’altra chicca, e cioè che quando Treemonisha di Joplin fu presentata a Houston nel 1975, gli arrangiamenti, l’orchestrazione e la direzione d’orchestra sono stati proprio di Gunter Schuller, e che in questa versione fu registrata dalla Deutsche Grammophon (forse è proprio la versione che hai tu). Il mondo è piccolo…
    Chiudo con quella che è forse una leggenda, ma che quanto meno può far sorridere e dare un tocco di romanticismo e di poesia al dato storico che di solito è piuttosto scientifico e freddo… Riguarda l’origine del termine ragtime. Non so se si tratta di una storia che tu hai già trovato, comunque te la riporto ugualmente. La desumo da un articolo presente sulla rivista specialistica per chitarristi “Axe acustico!”, supplemento di Axe n.108 del marzo 2006. L’autore dell’articolo in questione è Giovanni Unterberger. Parlando delle origini del termine ragtime racconta, pur precisando che si tratterebbe di una leggenda, quanto segue (riporto lo stralcio dell’articolo):
    “Il ragtime nacque, pare, sulle rive del Mississippi, in alcuni sordidi fumosi e mal frequentati locali che sorgevano spontaneamente nei punti di attracco dei grandi bastimenti a ruota che trasportavano incessantemente merci e mercanti. I mercanti, tutti rigorosamente bianchi, avevano la peculiarità di avere le tasche piene di soldi e una gran voglia di spenderli divertendosi. Per questo quei piccoli e sporchi locali (saloon o barrelhouse) erano anche (o soprattutto) dei lupanari, ovvero bordelli. Alcune volenterose prostitute si occupavano prima di riempire i bicchieri dei clienti e poi di svuotare le loro tasche. Sembra (e qui inizia la leggenda) che nei periodi in cui le ragazze avevano le mestruazioni (rag time = il tempo degli stracci; gli stracci assolvevano il compito degli attuali assorbenti igienici) per distrarre i clienti si chiamasse un pianista nero. Egli aveva il compito di far divertire e far ballare i clienti con le ragazze finché l’alcol non li faceva crollare. A quel punto le donne li mettevano a letto e il giorno dopo potevano raccontare tutte le balle necessarie per esigere di essere pagate. Bisogna riconoscere che si tratta solo di una leggenda. Forse “ragtime piano player” era niente di più che una battuta offensiva per quel genere di pianisti; come dire: sei un pianista da bordello!”
    Fin qui la citazione. Nello stesso articolo dice anche un’altra cosa di cui pure abbiamo parlato nelle lezioni, e cioè il fatto che la velocità vertiginosa con cui venivano eseguiti alcuni rag andrebbe considerata come un vizio dei pianisti ragtime della decadenza, tanto che Joplin raccomandava spesso sugli spartiti la moderazione nel tempo, scrivendo “Play it slowly, please!”. Negli ultimi tempi addirittura pare che inserisse questa frase con un semplice acronimo a lettere capitali: P.I.S.P.! Probabilmente già si manifestava la degenerazione del ragtime verso una musica allegra e ritmata adatta al ballo e al commento sonoro delle gags comiche nei film muti. Sembra che Joplin abbia perseguito per tutta la vita l’obiettivo di promuovere il ragtime al livello della musica cosiddetta “colta” (il fatto che abbia composto delle opere parrebbe dimostrarlo). Motivo per cui si preoccupava della possibile progressiva decadenza del suo stile a qualcosa di puramente spettacolare e secondario.
    E con questo, è davvero tutto… spero di non averti solo fatto perdere del tempo o segnalato cose inutili, a me piace lo scambio quando è possibile.
    A presto, Alessio, anzi – per la precisione – a martedì prossimo ore 12, eh eh!!!
    Lucio

  2. Lucio Pentrella Dice:

    Ciao Alessio,
    innanzitutto nel form ho lasciato il mio indirizzo e-mail, così puoi contattarmi e eventualmente segnalarmi quel materiale su Django di cui abbiamo parlato a Foggia. Poi una grande notizia: credo di aver trovato notizie eusastive su quelle registrazioni di Parker… risalgono al periodo dal 1940 al 1942 o giù di lì, fatte probabilmente proprio a Kansas City. Il solo di sax sembra effettivamente suonato su Body And Soul e i brani in trio sono realizzati con tali Efferge Ware alla chitarra e Little Phil Phillips alla batteria. Troverai comunque tutte le informazioni e i dettagli cliccando sul link seguente:
    http://www.jazzdisco.org/charlie-parker/catalog/#stash-stcd-535

    Buon weekend,
    Lucio

Lascia un Commento