<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
		>
<channel>
	<title>Commenti per Alessio Sebastio</title>
	<atom:link href="http://alessiosebastio.net/comments/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://alessiosebastio.net</link>
	<description>Musica Jazz e dintorni</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Feb 2010 08:25:00 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<item>
		<title>Commenti su area studenti di Corrado (batterista)</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/area-studenti/#comment-40</link>
		<dc:creator>Corrado (batterista)</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:25:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/area-studenti/#comment-40</guid>
		<description>Ciao Alessio,
non riesco a trovare i file audio, dove devo andare sul questo sito?
Corrado</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessio,<br />
non riesco a trovare i file audio, dove devo andare sul questo sito?<br />
Corrado</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Orario delle lezioni di storia del jazz, conservatorio di Foggia di Corrado (batterista)</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/area-studenti/orario-delle-lezioni-di-storia-del-jazz-conservatorio-di-foggia/#comment-39</link>
		<dc:creator>Corrado (batterista)</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 07:48:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.net/orario-delle-lezioni-di-storia-del-jazz-conservatorio-di-foggia/#comment-39</guid>
		<description>Ciao Alessio, hai sbagliato, l&#039;ultimo orario da noi ricevuto indica che noi del primo anno stiamo con te dalle 14.00 alle 16.00!
Ciao
Corrado</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessio, hai sbagliato, l&#8217;ultimo orario da noi ricevuto indica che noi del primo anno stiamo con te dalle 14.00 alle 16.00!<br />
Ciao<br />
Corrado</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Notazione musicale e tecnica nel jazz e nella musica europea di alessiosebastio</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-33</link>
		<dc:creator>alessiosebastio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:27:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-33</guid>
		<description>Ciao Corrado, 

ti propongo una nuova visione del jazz: non musica afro-americana, ma musica audiotattile... Cosa significa ciò?  Che, a differenza di quanto comunemente sostenuto dalla stragrande  maggioranza degli addetti ai lavori, la componente africana c&#039;entra con il  jazz, ma non più di altre componenti. nessuna di esse è prevalente  sull&#039;altra e soprattutto la totalità di esse è sottoposta, inglobata ed  assorbita dal principio audiotattile. Il jazz nord europeo, ad esempio, non  ha alcun legame con la componente africana e pure rimane jazz e di che  qualità! Lo so che con questa mia affermazione scatenerò un vespaio, ma ora  sono io che non voglio dilungarmi troppo. In sintesi la questione è questa: la componente africana del jazz non è prioritaria sulle altre. si può fare  grande jazz anche prescindendo totalmente da essa. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Corrado, </p>
<p>ti propongo una nuova visione del jazz: non musica afro-americana, ma musica audiotattile&#8230; Cosa significa ciò?  Che, a differenza di quanto comunemente sostenuto dalla stragrande  maggioranza degli addetti ai lavori, la componente africana c&#8217;entra con il  jazz, ma non più di altre componenti. nessuna di esse è prevalente  sull&#8217;altra e soprattutto la totalità di esse è sottoposta, inglobata ed  assorbita dal principio audiotattile. Il jazz nord europeo, ad esempio, non  ha alcun legame con la componente africana e pure rimane jazz e di che  qualità! Lo so che con questa mia affermazione scatenerò un vespaio, ma ora  sono io che non voglio dilungarmi troppo. In sintesi la questione è questa: la componente africana del jazz non è prioritaria sulle altre. si può fare  grande jazz anche prescindendo totalmente da essa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Notazione musicale e tecnica nel jazz e nella musica europea di Corrado (batterista)</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-32</link>
		<dc:creator>Corrado (batterista)</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:02:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-32</guid>
		<description>Mi spiego meglio: L&#039;unica parte accademica della batteria sono i &quot;Ruduments&quot; approvati dall&#039;associazione internazionale dei percussionisti, sono ottimi, ciò nonostante ci sono batteristi che conoscendo poco i rudiments e privilegiando la poliritmia (molti di questi sono di colore o afro-americani) e si esprimono in modo diverso. Rich e Krupa si esprimevano, sopratutto  Rich, utilizzando i rudiments che sono importanti e derivano dalle Marching Band americane, dalle marche militari napoleoniche e altri ecc. Mentre la poliritmia dall&#039;africa, (per questo nominavo MAx Roach e adesso Art Blakey), per cui essendo il jazz una musica di origine afro-americana credo che sia la poliritmia che i rudiments siano importanti per i batteristi. Con questo a me viene di esprimere questo parere: oggi avendo inserito il jazz nelle scuole accademiche, il musicista-esecutore di jazz oltre a imparare i rudiments e la poliritmia deve conoscere l&#039;armonia la melodia ecc, e quindi se non si trova le opportunità per poterle praticare come per esempio alle jam session e avendo un gruppo con cui suonare spesso viene sempre più inghiottito nei meandri della carta scritta, lo spartito, che sappiamo è importante che sìa solo indicativo e guida ritmico-melodico-armonica. A cosa voglio arrivare con ciò: che in Italia dove non c&#039;è tradizione jazzistica, le jam session sono quasi inesistenti, e senza di esse l&#039;allievo della Scuola privata o del Conservatorio non può fare pratica, perchè il jazz va suonato. In sintesi concordo pienamente sul fatto che la musica jazz rientra nella sfera audiotattile, va sopratutto suonata e ascoltata.
 Per cui nelle scuole non basta fare musica d&#039;insieme, come in Conservatorio, è necessario inserire un laboratorio pratico dove suonare spesso, quasi ogni giorno, e ascoltare insieme chi suona, interagendo e commentando, tra studenti e insegnati. Ma quello che voglio dire è che viviamo poco il jazz ed in modo jazz, per questo si suona poco: un suggerimento potrebbe essere creare una jam session almeno settimanale in modo solidale, in modo fraterno tra amanti del jazz, essendo presenti e suonado insieme. Infatti gli afro-americani avevano in comune l&#039;orgoglio di questa musica, noi invece siamo tutti isolati nei nostri impegni, scadenze, ecc. come possiamo suonare jazz se lo suoniamo poco: ho fatto stage con Rufus Reid e parlato con Paul Bley, loro suonano tutti i giorni, i brani entrano dentro quasi penetrando il DNA e si esprimono meglio ed anche la muscolatura si adegua al modo in cui suonano generando nuove tecniche personali (come dicevi circa Monk E ALTRI). cHIUDO CHE IO MI DILUNGO ... :-) CIAO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi spiego meglio: L&#8217;unica parte accademica della batteria sono i &#8220;Ruduments&#8221; approvati dall&#8217;associazione internazionale dei percussionisti, sono ottimi, ciò nonostante ci sono batteristi che conoscendo poco i rudiments e privilegiando la poliritmia (molti di questi sono di colore o afro-americani) e si esprimono in modo diverso. Rich e Krupa si esprimevano, sopratutto  Rich, utilizzando i rudiments che sono importanti e derivano dalle Marching Band americane, dalle marche militari napoleoniche e altri ecc. Mentre la poliritmia dall&#8217;africa, (per questo nominavo MAx Roach e adesso Art Blakey), per cui essendo il jazz una musica di origine afro-americana credo che sia la poliritmia che i rudiments siano importanti per i batteristi. Con questo a me viene di esprimere questo parere: oggi avendo inserito il jazz nelle scuole accademiche, il musicista-esecutore di jazz oltre a imparare i rudiments e la poliritmia deve conoscere l&#8217;armonia la melodia ecc, e quindi se non si trova le opportunità per poterle praticare come per esempio alle jam session e avendo un gruppo con cui suonare spesso viene sempre più inghiottito nei meandri della carta scritta, lo spartito, che sappiamo è importante che sìa solo indicativo e guida ritmico-melodico-armonica. A cosa voglio arrivare con ciò: che in Italia dove non c&#8217;è tradizione jazzistica, le jam session sono quasi inesistenti, e senza di esse l&#8217;allievo della Scuola privata o del Conservatorio non può fare pratica, perchè il jazz va suonato. In sintesi concordo pienamente sul fatto che la musica jazz rientra nella sfera audiotattile, va sopratutto suonata e ascoltata.<br />
 Per cui nelle scuole non basta fare musica d&#8217;insieme, come in Conservatorio, è necessario inserire un laboratorio pratico dove suonare spesso, quasi ogni giorno, e ascoltare insieme chi suona, interagendo e commentando, tra studenti e insegnati. Ma quello che voglio dire è che viviamo poco il jazz ed in modo jazz, per questo si suona poco: un suggerimento potrebbe essere creare una jam session almeno settimanale in modo solidale, in modo fraterno tra amanti del jazz, essendo presenti e suonado insieme. Infatti gli afro-americani avevano in comune l&#8217;orgoglio di questa musica, noi invece siamo tutti isolati nei nostri impegni, scadenze, ecc. come possiamo suonare jazz se lo suoniamo poco: ho fatto stage con Rufus Reid e parlato con Paul Bley, loro suonano tutti i giorni, i brani entrano dentro quasi penetrando il DNA e si esprimono meglio ed anche la muscolatura si adegua al modo in cui suonano generando nuove tecniche personali (come dicevi circa Monk E ALTRI). cHIUDO CHE IO MI DILUNGO &#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  CIAO</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Notazione musicale e tecnica nel jazz e nella musica europea di alessiosebastio</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-31</link>
		<dc:creator>alessiosebastio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:44:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-31</guid>
		<description>Ciao corrado, ho pensato di pubblicare il tuo commento perchè possa servire da ulteriore spunto di riflessione. Dunque Corrado, dobbiamo un momento chiarirci su un punto: cosa intendi tu con il termine accademico? Mi riferisco al fatto che tu definisci B. Rich e J. Krupa batteristi dalla tecnica accademica... Tenendo presente che la batteria ancora oggi giorno può essere considerato uno strumento &quot;nuovo&quot;, a maggior ragione lo era ai tempi di Rich e ancor più a quelli di Krupa. Dunque, mi chiedo, come si può parlare di accademia in rappresentanti esemplari di uno strumento di così recente invenzione, in particolare se ci riferiamo alle rispettive epoche di attività? Si può parlare di accademia quando, a seguito di una lunga fase di prassi, si può giungere ad una sintesi razionale condivisa, di modalità esecutive, gesti tecnico-meccanici, visione interpretativa e così via, che in qualche modo codificano la musica, creando dei parametri comuni ed ideali cui aspirare. Nonostante vi siano stati tentativi di trasformare il jazz ed il suo insegnamento in senso accademico, cosa che personalmente mi auguro non avvenga mai, essi non hanno prodotto mai buoni risultati poichè l&#039;insegnamento accademico, tale quale funziona per la musica classica, nel jazz non può trovare valida applicazione a causa della genesi  differente di questa musica. Tornando velocemente a Krupa e Rich, essi sono semplicemente due grandi batteristi che sono stati capaci di esprimersi e valorizzare le proprie caratteristiche musicali, seguendo strade che, al pari di ogni jazzista, hanno allo stesso tempo scoperto e costruito. In conclusione, la sintesi è questa: nel jazz la conoscenza di sè stesso e delle proprie caratteristiche,  inclinazioni musicali, deve essere privilegiata su qualunque stilema e tecnica calate dall&#039;alto. Dobbiamo imparare a discriminare ciò che ci serve ai fini della nostra espressione e comunicazione musicale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao corrado, ho pensato di pubblicare il tuo commento perchè possa servire da ulteriore spunto di riflessione. Dunque Corrado, dobbiamo un momento chiarirci su un punto: cosa intendi tu con il termine accademico? Mi riferisco al fatto che tu definisci B. Rich e J. Krupa batteristi dalla tecnica accademica&#8230; Tenendo presente che la batteria ancora oggi giorno può essere considerato uno strumento &#8220;nuovo&#8221;, a maggior ragione lo era ai tempi di Rich e ancor più a quelli di Krupa. Dunque, mi chiedo, come si può parlare di accademia in rappresentanti esemplari di uno strumento di così recente invenzione, in particolare se ci riferiamo alle rispettive epoche di attività? Si può parlare di accademia quando, a seguito di una lunga fase di prassi, si può giungere ad una sintesi razionale condivisa, di modalità esecutive, gesti tecnico-meccanici, visione interpretativa e così via, che in qualche modo codificano la musica, creando dei parametri comuni ed ideali cui aspirare. Nonostante vi siano stati tentativi di trasformare il jazz ed il suo insegnamento in senso accademico, cosa che personalmente mi auguro non avvenga mai, essi non hanno prodotto mai buoni risultati poichè l&#8217;insegnamento accademico, tale quale funziona per la musica classica, nel jazz non può trovare valida applicazione a causa della genesi  differente di questa musica. Tornando velocemente a Krupa e Rich, essi sono semplicemente due grandi batteristi che sono stati capaci di esprimersi e valorizzare le proprie caratteristiche musicali, seguendo strade che, al pari di ogni jazzista, hanno allo stesso tempo scoperto e costruito. In conclusione, la sintesi è questa: nel jazz la conoscenza di sè stesso e delle proprie caratteristiche,  inclinazioni musicali, deve essere privilegiata su qualunque stilema e tecnica calate dall&#8217;alto. Dobbiamo imparare a discriminare ciò che ci serve ai fini della nostra espressione e comunicazione musicale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Notazione musicale e tecnica nel jazz e nella musica europea di Corrado (batterista)</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-29</link>
		<dc:creator>Corrado (batterista)</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 12:49:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/2008/01/21/notazione-musicale-e-tecnica-nel-jazz-e-nella-musica-europea/#comment-29</guid>
		<description>Ho tratto giovamento ed appreso cose da questa lettura, grazie.
 
Infatti assopito dalla tecnica che comunque mi ha dato un suono abbastanza chiaro definito e &quot;pulito&quot;, mi mancava tanto la dimensione audiotattile, di cui ho avuto conferma nelle sue parole Alessio), ed ho avuto insegnamento nella ultima lezione di musica d&#039;iniseme in cui l&#039;insegnate mi ha dato la possibilità di tenere il timing sulla batteria mentre ascoltavo le variazioni armoniche del brano oltre che pensare alla forma, in modo da tenere solido il timing ed ascoltare ciò che succede insieme a me, trall&#039;altro già lo facevo ma esprimendomi solo e sopratutto nell&#039;accompagnamento al solista di turno e nelle parti degli scambi four o eight che lassciano spazio solistico alla batterista.

a proposito di ciò che ha scritto sopra può (puoi se posso darti del tu), dirmi qualche riferimento a batteristi jazz che non possiedono una particolare tecnica accademica, per esempio io conosco Gene Krupa e Buddy Rich  che sono tecnicamente accademici, ma Art Blakey non lo era, ... ti chiedo Max Roach? Max Roach come lo si può definire?

Corrado Ferrareis</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho tratto giovamento ed appreso cose da questa lettura, grazie.</p>
<p>Infatti assopito dalla tecnica che comunque mi ha dato un suono abbastanza chiaro definito e &#8220;pulito&#8221;, mi mancava tanto la dimensione audiotattile, di cui ho avuto conferma nelle sue parole Alessio), ed ho avuto insegnamento nella ultima lezione di musica d&#8217;iniseme in cui l&#8217;insegnate mi ha dato la possibilità di tenere il timing sulla batteria mentre ascoltavo le variazioni armoniche del brano oltre che pensare alla forma, in modo da tenere solido il timing ed ascoltare ciò che succede insieme a me, trall&#8217;altro già lo facevo ma esprimendomi solo e sopratutto nell&#8217;accompagnamento al solista di turno e nelle parti degli scambi four o eight che lassciano spazio solistico alla batterista.</p>
<p>a proposito di ciò che ha scritto sopra può (puoi se posso darti del tu), dirmi qualche riferimento a batteristi jazz che non possiedono una particolare tecnica accademica, per esempio io conosco Gene Krupa e Buddy Rich  che sono tecnicamente accademici, ma Art Blakey non lo era, &#8230; ti chiedo Max Roach? Max Roach come lo si può definire?</p>
<p>Corrado Ferrareis</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Contatti di Lucio Pentrella</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/contatti/#comment-16</link>
		<dc:creator>Lucio Pentrella</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 10:33:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/contatti/#comment-16</guid>
		<description>Ciao Alessio,
innanzitutto nel form ho lasciato il mio indirizzo e-mail, così puoi contattarmi e eventualmente segnalarmi quel materiale su Django di cui abbiamo parlato a Foggia. Poi una grande notizia: credo di aver trovato notizie eusastive su quelle registrazioni di Parker... risalgono al periodo dal 1940 al 1942 o giù di lì, fatte probabilmente proprio a Kansas City. Il solo di sax sembra effettivamente suonato su Body And Soul e i brani in trio sono realizzati con tali Efferge Ware alla chitarra e Little Phil Phillips alla batteria. Troverai comunque tutte le informazioni e i dettagli cliccando sul link seguente:
http://www.jazzdisco.org/charlie-parker/catalog/#stash-stcd-535

Buon weekend,
Lucio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessio,<br />
innanzitutto nel form ho lasciato il mio indirizzo e-mail, così puoi contattarmi e eventualmente segnalarmi quel materiale su Django di cui abbiamo parlato a Foggia. Poi una grande notizia: credo di aver trovato notizie eusastive su quelle registrazioni di Parker&#8230; risalgono al periodo dal 1940 al 1942 o giù di lì, fatte probabilmente proprio a Kansas City. Il solo di sax sembra effettivamente suonato su Body And Soul e i brani in trio sono realizzati con tali Efferge Ware alla chitarra e Little Phil Phillips alla batteria. Troverai comunque tutte le informazioni e i dettagli cliccando sul link seguente:<br />
<a href="http://www.jazzdisco.org/charlie-parker/catalog/#stash-stcd-535" rel="nofollow">http://www.jazzdisco.org/charlie-parker/catalog/#stash-stcd-535</a></p>
<p>Buon weekend,<br />
Lucio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Contatti di Lucio Pentrella</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/contatti/#comment-6</link>
		<dc:creator>Lucio Pentrella</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 10:30:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/contatti/#comment-6</guid>
		<description>Ciao Alessio, ti segnalo qualcosina su argomenti di cui abbiamo parlato a lezione.
Innanzitutto ti dettaglio l&#039;informazione sulle opere di Scott Joplin. Prima di Treemonisha (datata 1911) pare abbia scritto un&#039;altra opera intitolata A Guest Of Honor, che risale al 1903. Oltre a Polillo, l&#039;altra fonte che fornisce il dato è il libro di Ernesto Assante e Gino Castaldo &quot;Blues, jazz, rock, pop. Il novecento americano&quot;, Einaudi 2004. Questo testo però contraddice Polillo su un altra notizia: quella della prima incisione di jazz, che attribuisce sempre alla band di Nick La Rocca, ma che individua in Tiger Rag e non in Livery Stable Blues. Mah... Non so tu, ma io qui darei forse più credito a Polillo, che comunque a livello di informazioni penso che in campo jazzistico sia più informato e competente di Assante e Castaldo. Che ne pensi? Tra l&#039;altro su un altro fronte - quello di Schuller - non mi sembra ci siano dati più precisi (se non sbaglio nella sua opera riferisce solo che nel 1917 la Original Dixieland Jazz Band ha inciso i primi dischi di jazz, e tra l&#039;altro mi pare che non faccia neppure il nome di La Rocca). Poi sempre sul libro di Polillo ho trovato un&#039;altra chicca, e cioè che quando Treemonisha di Joplin fu presentata a Houston nel 1975, gli arrangiamenti, l&#039;orchestrazione e la direzione d&#039;orchestra sono stati proprio di Gunter Schuller, e che in questa versione fu registrata dalla Deutsche Grammophon (forse è proprio la versione che hai tu). Il mondo è piccolo...
Chiudo con quella che è forse una leggenda, ma che quanto meno può far sorridere e dare un tocco di romanticismo  e di poesia al dato storico che di solito è piuttosto scientifico e freddo... Riguarda l&#039;origine del termine ragtime. Non so se si tratta di una storia che tu hai già trovato, comunque te la riporto ugualmente. La desumo da un articolo presente sulla rivista specialistica per chitarristi &quot;Axe acustico!&quot;, supplemento di Axe n.108 del marzo 2006. L&#039;autore dell&#039;articolo in questione è Giovanni Unterberger. Parlando delle origini del termine ragtime racconta, pur precisando che si tratterebbe di una leggenda, quanto segue (riporto lo stralcio dell&#039;articolo):
&quot;Il ragtime nacque, pare, sulle rive del Mississippi, in alcuni sordidi fumosi e mal frequentati locali che sorgevano spontaneamente nei punti di attracco dei grandi bastimenti a ruota che trasportavano incessantemente merci e mercanti. I mercanti, tutti rigorosamente bianchi, avevano la peculiarità di avere le tasche piene di soldi e una gran voglia di spenderli divertendosi. Per questo quei piccoli e sporchi locali (saloon o barrelhouse) erano anche (o soprattutto) dei lupanari, ovvero bordelli. Alcune volenterose prostitute si occupavano prima di riempire i bicchieri dei clienti e poi di svuotare le loro tasche. Sembra (e qui inizia la leggenda) che nei periodi in cui le ragazze avevano le mestruazioni (rag time = il tempo degli stracci; gli stracci assolvevano il compito degli attuali assorbenti igienici) per distrarre i clienti si chiamasse un pianista nero. Egli aveva il compito di far divertire e far ballare i clienti con le ragazze finché l&#039;alcol non li faceva crollare. A quel punto le donne li mettevano a letto e il giorno dopo potevano raccontare tutte le balle necessarie per esigere di essere pagate. Bisogna riconoscere che si tratta solo di una leggenda. Forse &quot;ragtime piano player&quot; era niente di più che una battuta offensiva per quel genere di pianisti; come dire: sei un pianista da bordello!&quot;
Fin qui la citazione. Nello stesso articolo dice anche un&#039;altra cosa di cui pure abbiamo parlato nelle lezioni, e cioè il fatto che la velocità vertiginosa con cui venivano eseguiti alcuni rag andrebbe considerata come un vizio dei pianisti ragtime della decadenza, tanto che Joplin raccomandava spesso sugli spartiti la moderazione nel tempo, scrivendo &quot;Play it slowly, please!&quot;. Negli ultimi tempi addirittura pare che inserisse questa frase con un semplice acronimo a lettere capitali: P.I.S.P.! Probabilmente già si manifestava la degenerazione del ragtime verso una musica allegra e ritmata adatta al ballo e al commento sonoro delle gags comiche nei film muti. Sembra che Joplin abbia perseguito per tutta la vita l&#039;obiettivo di promuovere il ragtime al livello della musica cosiddetta &quot;colta&quot; (il fatto che abbia composto delle opere parrebbe dimostrarlo). Motivo per cui si preoccupava della possibile progressiva decadenza del suo stile a qualcosa di puramente spettacolare e secondario.
E con questo, è davvero tutto... spero di non averti solo fatto perdere del tempo o segnalato cose inutili, a me piace lo scambio quando è possibile.
A presto, Alessio, anzi - per la precisione - a martedì prossimo ore 12, eh eh!!!
Lucio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessio, ti segnalo qualcosina su argomenti di cui abbiamo parlato a lezione.<br />
Innanzitutto ti dettaglio l&#8217;informazione sulle opere di Scott Joplin. Prima di Treemonisha (datata 1911) pare abbia scritto un&#8217;altra opera intitolata A Guest Of Honor, che risale al 1903. Oltre a Polillo, l&#8217;altra fonte che fornisce il dato è il libro di Ernesto Assante e Gino Castaldo &#8220;Blues, jazz, rock, pop. Il novecento americano&#8221;, Einaudi 2004. Questo testo però contraddice Polillo su un altra notizia: quella della prima incisione di jazz, che attribuisce sempre alla band di Nick La Rocca, ma che individua in Tiger Rag e non in Livery Stable Blues. Mah&#8230; Non so tu, ma io qui darei forse più credito a Polillo, che comunque a livello di informazioni penso che in campo jazzistico sia più informato e competente di Assante e Castaldo. Che ne pensi? Tra l&#8217;altro su un altro fronte &#8211; quello di Schuller &#8211; non mi sembra ci siano dati più precisi (se non sbaglio nella sua opera riferisce solo che nel 1917 la Original Dixieland Jazz Band ha inciso i primi dischi di jazz, e tra l&#8217;altro mi pare che non faccia neppure il nome di La Rocca). Poi sempre sul libro di Polillo ho trovato un&#8217;altra chicca, e cioè che quando Treemonisha di Joplin fu presentata a Houston nel 1975, gli arrangiamenti, l&#8217;orchestrazione e la direzione d&#8217;orchestra sono stati proprio di Gunter Schuller, e che in questa versione fu registrata dalla Deutsche Grammophon (forse è proprio la versione che hai tu). Il mondo è piccolo&#8230;<br />
Chiudo con quella che è forse una leggenda, ma che quanto meno può far sorridere e dare un tocco di romanticismo  e di poesia al dato storico che di solito è piuttosto scientifico e freddo&#8230; Riguarda l&#8217;origine del termine ragtime. Non so se si tratta di una storia che tu hai già trovato, comunque te la riporto ugualmente. La desumo da un articolo presente sulla rivista specialistica per chitarristi &#8220;Axe acustico!&#8221;, supplemento di Axe n.108 del marzo 2006. L&#8217;autore dell&#8217;articolo in questione è Giovanni Unterberger. Parlando delle origini del termine ragtime racconta, pur precisando che si tratterebbe di una leggenda, quanto segue (riporto lo stralcio dell&#8217;articolo):<br />
&#8220;Il ragtime nacque, pare, sulle rive del Mississippi, in alcuni sordidi fumosi e mal frequentati locali che sorgevano spontaneamente nei punti di attracco dei grandi bastimenti a ruota che trasportavano incessantemente merci e mercanti. I mercanti, tutti rigorosamente bianchi, avevano la peculiarità di avere le tasche piene di soldi e una gran voglia di spenderli divertendosi. Per questo quei piccoli e sporchi locali (saloon o barrelhouse) erano anche (o soprattutto) dei lupanari, ovvero bordelli. Alcune volenterose prostitute si occupavano prima di riempire i bicchieri dei clienti e poi di svuotare le loro tasche. Sembra (e qui inizia la leggenda) che nei periodi in cui le ragazze avevano le mestruazioni (rag time = il tempo degli stracci; gli stracci assolvevano il compito degli attuali assorbenti igienici) per distrarre i clienti si chiamasse un pianista nero. Egli aveva il compito di far divertire e far ballare i clienti con le ragazze finché l&#8217;alcol non li faceva crollare. A quel punto le donne li mettevano a letto e il giorno dopo potevano raccontare tutte le balle necessarie per esigere di essere pagate. Bisogna riconoscere che si tratta solo di una leggenda. Forse &#8220;ragtime piano player&#8221; era niente di più che una battuta offensiva per quel genere di pianisti; come dire: sei un pianista da bordello!&#8221;<br />
Fin qui la citazione. Nello stesso articolo dice anche un&#8217;altra cosa di cui pure abbiamo parlato nelle lezioni, e cioè il fatto che la velocità vertiginosa con cui venivano eseguiti alcuni rag andrebbe considerata come un vizio dei pianisti ragtime della decadenza, tanto che Joplin raccomandava spesso sugli spartiti la moderazione nel tempo, scrivendo &#8220;Play it slowly, please!&#8221;. Negli ultimi tempi addirittura pare che inserisse questa frase con un semplice acronimo a lettere capitali: P.I.S.P.! Probabilmente già si manifestava la degenerazione del ragtime verso una musica allegra e ritmata adatta al ballo e al commento sonoro delle gags comiche nei film muti. Sembra che Joplin abbia perseguito per tutta la vita l&#8217;obiettivo di promuovere il ragtime al livello della musica cosiddetta &#8220;colta&#8221; (il fatto che abbia composto delle opere parrebbe dimostrarlo). Motivo per cui si preoccupava della possibile progressiva decadenza del suo stile a qualcosa di puramente spettacolare e secondario.<br />
E con questo, è davvero tutto&#8230; spero di non averti solo fatto perdere del tempo o segnalato cose inutili, a me piace lo scambio quando è possibile.<br />
A presto, Alessio, anzi &#8211; per la precisione &#8211; a martedì prossimo ore 12, eh eh!!!<br />
Lucio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ascoltami di rocco da Londra</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/ascoltami/#comment-5</link>
		<dc:creator>rocco da Londra</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 02:15:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/ascoltami/#comment-5</guid>
		<description>Carissimo Alessio, e`con immenso  piacere che ti scrivo queste poche righe.Ci conosciamo da molto tempo ormai.Sei una carissima persona a cui devo molto in quanto a preziosissime informazioni sul jazz.Io vivo come sai a Londra ed e`da un paio di anni che studio a livello amatoriale la chitarra jazz.Sono iscritto all `universita`Goldsmith e frequento  una classe &quot;jazz improvisation ensemble&quot;.Mi sono appassionato al jazz e ascolto di tutto,e tu mi hai aiutato moltissimo .Hai un tocco dolcissimo al piano.Grazie .Un abbraccio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Alessio, e`con immenso  piacere che ti scrivo queste poche righe.Ci conosciamo da molto tempo ormai.Sei una carissima persona a cui devo molto in quanto a preziosissime informazioni sul jazz.Io vivo come sai a Londra ed e`da un paio di anni che studio a livello amatoriale la chitarra jazz.Sono iscritto all `universita`Goldsmith e frequento  una classe &#8220;jazz improvisation ensemble&#8221;.Mi sono appassionato al jazz e ascolto di tutto,e tu mi hai aiutato moltissimo .Hai un tocco dolcissimo al piano.Grazie .Un abbraccio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ascoltami di veronicacwatson@gmail.com</title>
		<link>http://alessiosebastio.net/ascoltami/#comment-3</link>
		<dc:creator>veronicacwatson@gmail.com</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 23:05:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://alessiosebastio.wordpress.com/ascoltami/#comment-3</guid>
		<description>Querido Alessio,

Enhorabuena por esta pieza que me acompaña... tan bella,,fresca,romántica  y creada para cualquier oído.Eres un gran músico!
Besos,Verónica</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Querido Alessio,</p>
<p>Enhorabuena por esta pieza que me acompaña&#8230; tan bella,,fresca,romántica  y creada para cualquier oído.Eres un gran músico!<br />
Besos,Verónica</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
